Impianto elettrico a norma, documenti e verifiche
Un impianto elettrico è a norma quando è stato realizzato secondo le regole tecniche (norme CEI) e ha la sua dichiarazione di conformità, rilasciata dall’installatore secondo il DM 37/2008. Per gli impianti più vecchi senza documenti si usa la dichiarazione di rispondenza (DiRi). Nei luoghi di lavoro l’impianto di messa a terra va inoltre verificato ogni 5 anni, o ogni 2 nei casi a rischio, secondo il DPR 462/2001.
Molti scoprono di non avere i documenti dell’impianto solo quando servono: per vendere o affittare casa, per un allacciamento, per una pratica di finanziamento o dopo un controllo in azienda. In questa guida trovi cosa serve in ogni situazione e come mettersi in regola senza rifare tutto.
Cos’è la dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico?
La dichiarazione di conformità (DiCo) è il documento con cui l’impresa installatrice certifica di aver realizzato l’impianto a regola d’arte. È obbligatoria dal DM 37/2008 per ogni nuovo impianto, rifacimento o ampliamento.
Una DiCo completa contiene:
- la relazione con la tipologia dei materiali utilizzati;
- lo schema dell’impianto realizzato;
- il progetto, quando è obbligatorio per dimensione o tipo di edificio;
- la visura camerale dell’impresa, che deve essere abilitata;
- il riferimento a eventuali dichiarazioni precedenti, per gli ampliamenti.
La rilascia solo un’impresa abilitata ai sensi del DM 37/2008. Senza questo documento l’impianto non può dirsi a norma, anche se funziona.
E se l’impianto è vecchio e non ha documenti?
Per gli impianti realizzati prima del 27 marzo 2008 e privi di dichiarazione di conformità si può ottenere la dichiarazione di rispondenza (DiRi). La rilascia un professionista iscritto all’albo, oppure un responsabile tecnico di un’impresa abilitata con almeno 5 anni di esperienza nel settore, dopo un sopralluogo e le verifiche strumentali.
Se durante le verifiche emergono difetti, prima della DiRi servono gli interventi di adeguamento. Quelli più frequenti negli edifici di Novara e provincia costruiti tra gli anni ’60 e ’90 sono:
- installazione o sostituzione dell’interruttore differenziale (salvavita);
- realizzazione o ripristino dell’impianto di messa a terra;
- sostituzione di prese e cavi non adatti ai carichi attuali, come piani a induzione, pompe di calore o ricarica dell’auto elettrica;
- separazione dei circuiti nel quadro elettrico.
Quali documenti servono in ogni situazione?
| Situazione | Documento richiesto | Chi lo rilascia |
|---|---|---|
| Impianto nuovo, rifatto o ampliato | Dichiarazione di conformità (DM 37/2008) | Impresa installatrice abilitata |
| Impianto installato prima del 27 marzo 2008 senza documenti | Dichiarazione di rispondenza (DiRi) | Professionista iscritto all’albo o tecnico con almeno 5 anni di esperienza |
| Vendita o affitto di un immobile | Non sempre obbligatorio, ma spesso richiesto da notaio, banca o acquirente | Come sopra, secondo l’età dell’impianto |
| Luogo di lavoro con lavoratori | Dichiarazione di conformità + verifica periodica della messa a terra (DPR 462/2001) | Installatore + organismo abilitato o ente pubblico |
| Cantiere | Dichiarazione di conformità + verifica della messa a terra ogni 2 anni | Installatore + organismo abilitato o ente pubblico |
Ogni quanto va verificato l’impianto di messa a terra in azienda?
Il DPR 462/2001 obbliga il datore di lavoro a far verificare l’impianto di messa a terra:
- ogni 5 anni nella maggior parte dei luoghi di lavoro;
- ogni 2 anni in cantieri, locali a uso medico e ambienti a maggior rischio di incendio.
La verifica è eseguita da un organismo abilitato dal Ministero oppure dall’ente pubblico competente, scelto dal datore di lavoro. L’installatore non può eseguire la verifica sul proprio impianto, ma può prepararlo e risolvere le anomalie segnalate. Lo stesso decreto regola anche le protezioni dalle scariche atmosferiche e gli impianti in luoghi con pericolo di esplosione.
Quanto costa mettere a norma un impianto elettrico?
Dipende soprattutto da tre fattori: età dell’impianto, presenza della messa a terra e numero di circuiti da rifare. Un adeguamento parziale, come differenziale e verifica della terra, richiede in genere poche ore di lavoro. Un rifacimento completo in un appartamento richiede invece più giorni e opere murarie. Un sopralluogo con misure strumentali è il modo più rapido per avere un preventivo preciso.
Impianti elettrici a Novara e in provincia
Elettrastudio Srl progetta e realizza impianti elettrici civili, industriali e del terziario dal 1980. Lavoriamo a Novara, Borgomanero, Arona, Trecate, Galliate, Oleggio, Cameri e in tutta la provincia, oltre che in Lombardia.
Siamo un’impresa abilitata ai sensi del DM 37/2008, con sistema di gestione certificato ISO 9001 e ISO 14001 e attestazione SOA per i lavori pubblici. Possiamo seguire anche fotovoltaico, sicurezza e antincendio nello stesso edificio, con un unico referente.
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Domande frequenti
Cosa vuol dire impianto elettrico a norma? Vuol dire realizzato secondo le norme CEI e accompagnato dalla dichiarazione di conformità o, per gli impianti datati, dalla dichiarazione di rispondenza.
Per vendere casa serve la certificazione dell’impianto elettrico? Non è sempre obbligatoria, ma notaio, banca e acquirente la chiedono spesso. Avere la documentazione evita contestazioni sulla garanzia dell’impianto e rende più semplice la trattativa.
Chi rilascia la dichiarazione di rispondenza? Un professionista iscritto all’albo, o il responsabile tecnico di un’impresa abilitata con almeno 5 anni di esperienza, dopo un sopralluogo e le verifiche dell’impianto.
Ogni quanto va verificata la messa a terra in azienda? Ogni 5 anni nella maggior parte dei casi, ogni 2 anni per cantieri, locali medici e ambienti a maggior rischio di incendio, secondo il DPR 462/2001.
Quanto tempo serve per avere la dichiarazione di conformità? Viene rilasciata a fine lavori. Per un impianto esistente da verificare servono un sopralluogo, le misure strumentali e, se necessario, gli interventi di adeguamento.